Corsi di formazione Taping Kinesiologico

Studio sulla simmetria di spinta degli arti inferiori nello sport e programma di compenso

 A cura del prof. Rosario Bellia

  • Fisioterapista della nazionale italiana di pattinaggio a rotelle corsa 
  • Docente di taping kinesiologico ® al master post-grado in traumatologia sportiva presso l’Università Statale di Valencia (Spagna).

Questo articolo è stato pubblicato in versione integrale nella rivista on line ELAV 

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iI 1 novembre 2011 è stato pubblicato nel sito prestigioso di SportMedicina, visto il notevole interesse per questoa rgomento che interessa gli operatori che si accupano di traumatologia sportiva negli sport ciclici:

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L’articolo è stato diviso in due dispense che si possono scaricare in formato pdf.

Negli ultimi due decenni sono stati studiati diversi indici di asimmetria di forza degli arti inferiori per verificarne l’influenza sul rischio di infortuni o per valutare e monitorare il recupero post-traumatico o post-operatorio. Gli indicatori più utilizzati sono: asimmetria di forza tra arto destro e sinistro degli estensori o dei flessori del ginocchio; rapporto tra flessori ed estensori dello stesso arto oppure rapporto tra forza degli adduttori ed abduttori sempre misurati sulla stessa gamba. In campo internazionale è ormai noto che “l’imbalance” (squilibrio muscolare di vario tipo) costituisce un fattore di rischio nell’insorgenza di infortuni muscolo-tendinei agli arti inferiori, oltre ad incidere sul rendimento sportivo (performance). Un altro aspetto importante nel monitoraggio degli squilibri di forza agli arti inferiori è legato alla verifica del programma riabilitativo post-trauma ( DvroraK e Junge, 2000).

  

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a)  Le motivazioni di realizzazione di questo studio:

le valutazioni più utilizzate in questa metodologia sono le misure con apparecchi di isocinetica che, oltre ad essere difficilmente reperibili, danno delle valutazioni non “funzionali” per l’attività sportiva (effettuate quasi sempre in catena cinetica chiusa – correre, saltare), mentre con i test isocinetici si valutano movimenti in catena cinetica aperta (movimenti dove non esiste appoggio del piede, nel caso degli arti inferiori: tipo leg-extension) e a velocità costante (Abernethly e coll. 1995). L’isocinetica rimane, comunque, il metodo più preciso e sicuro di valutazione del rapporto di forza dei muscoli agonisti ed antagonisti sia in forma eccentrica che concentrica, però  poco accessibile a chi opera sul campo d’allenamento.

Ecco perché prendendo spunto dal lavoro del Prof. Aldo Sassi e coll., che utilizzano una pedana piezoelettrica per valutare i picchi di forza isometrica durante salto verticale e alla pressa con angolo al ginocchio di 100º sia per l’arto destro che sinistro, i dati raccolti hanno evidenziato una forte correlazione tra lo sbilanciamento (differenze percentuali) del picco tra i due arti. In definitiva lo sbilanciamento percentuale che si riscontra in isometria alla pressa si ritrova anche durante il salto.

Lo sviluppo e la validazione scientifica di una valutazione devono seguire un percorso ben definito: validazione, ripetibilità, dati normativi ( su grossi numeri di atleti).

La valutazione che voglio proporre, “salti nelle tre direzioni”, non ha presunzione d’alta scientificità però, sicuramente, può dare un valido aiuto all’allenatore, dando delle indicazioni preziose con l’utilizzo di strumenti semplici e a costo zero.

Con l’utilizzo di una valutazione con misurazione dei “salti nelle tre direzioni” è possibile identificare i soggetti con evidenti asimmetrie di forza, che possono essere indirizzati a valutazioni più analitiche con apparecchiature isocinetiche o pedana piezoelettrica.

Dallo studio del prof. Sassi si evidenzia che i livelli di normalità sono posti per risultati che indicano asimmetrie di + 18% e – 16%; ciò permette di individuare quei soggetti che presentano valori d’asimmetrie di forza anormali e quindi dannosi e “non economici” per il gesto sportivo.

Inoltre, ulteriori approfondimenti andranno effettuati in relazione all’utilizzo di questo test nel controllo del recupero post-traumatico dello sportivo e nel monitoraggio del ripristino della normale funzionalità degli arti inferiori.

 b)  Descrizione dei test per renderli standardizzati:

è importante realizzare i test come descritti, se vogliamo renderli standardizzabili, quindi applicarli in tutti i campi di allenamento nello stesso modo ed avere dei parametri comuni. Visionate bene le dimostrazioni allegate a questa relazione.

Il gap percentuale rispetto alle rilevazioni con gli strumenti utilizzati dallo studio del prof. Sassi è risultato di 8 – 9  %. Le rilevazioni fatte con il “test dei tre salti” evidenziano che le asimmetrie degli atleti collocate oltre il gap percentuale hanno squilibri significativi. A livello scolastico ho tarato questo test trasformando i dati del gap da intensità di spinta in centimetri riferito alla nostra rilevazione. Tutto è da verificare con l’aiuto di chi vuole sperimentare questo metodo.

Questo  studio è stato realizzato, nel mese di marzo 2009, con le rilevazione dei dati ottenuti sottoponendo ai test tutti gli atleti della società sportiva di pattinaggio a rotelle specialità corsa: Skating Club Cassano d’Adda. Gli atleti sottoposti alla rilevazione sono stati 25 ( 15 maschi 10 femmine) di età variabile dai 11 a 36 anni e di diversa levatura sportiva: campioni mondiali, europei, italiani e soggetti giovani emergenti.

I risultati sono stati molto confortanti e ci riproponiamo di applicare questo protocollo ad atleti di altre discipline sportive.

 Modalità d’esecuzione dei test:

 a)  Posizione di partenza: stazione eretta in appoggio monopodalico piegamento massimo 110º

 b)  Spinta con contromovimento

c)  Si eseguono due prove per parte, con la stessa modalità esecutiva in tutte le prove

d)  Arto libero con piede vicino ma non a contatto del terreno

Esecuzione:

 1)  Salto monopodalico avanti:

dalla posizione in stazione eretta in appoggio monopodalico, si esegue un piegamento fino al massimo di 110º e poi, dopo l’estensione in avanti dell’arto in appoggio, si atterra sullo stesso arto. La misurazione si effettua dalla punta del piede della partenza al tallone all’atterraggio.

2)  Salto monopodalico in alto ( tipo Sarget test):

prima l’atleta si avvicina al muro e si misura l’altezza di massima estensione con piedi a terra e braccio alzato: dopo, staccandosi dal muro, sempre dalla solita posizione di partenza, si effettua l’estensione verso l’alto e sì tocca il muro con la mano dello stesso lato nel punto più alto. Si calcola la differenza fra la rilevazione iniziale e quella dopo l’estensione verso l’alto. Conviene utilizzare sempre il braccio preferito dall’atleta, perché da prove effettuate, il risultato può essere influenzato negativamente dalla capacità di destrezza.

 3)  Salto monopodalico laterale:

conviene piazzarsi con i piedi su una linea e, dopo aver effettuato un piegamento massimo di 110º,  si realizza un’estensione laterale, prima verso destra e poi verso sinistra.

La misurazione si effettua dal margine esterno della scarpa della partenza al margine esterno della scarpa dell’arrivo.

Trascrizione dei risultati utilizzando la scheda allegata:

si omettono i nomi per la privacy, ma si segnalano i seguenti dati, che possono essere indicativi in fase di osservazione ed elaborazione del programma di compenso:

  • sesso
  • età
  • anni di attività sportiva
  • specialità

Lavoro di compenso dopo l’elaborazione dei risultati (scoordinazione, differenza di forza – elasticità muscolare – mobilità articolare).

Valutazione dei risultati:

Dopo aver trascritto tutti i dati rilevati, si procede ad un’analisi per evidenziare in primo luogo se siamo in presenza di “un’asimmetria di forza“, che viene determinata se i valori di riferimento sono +/- 8 –  9%  fra i due arti.

Nel caso in cui ci troviamo con valori che determinano una positività nel senso dell’asimmetria, se i valori sono eccessivi conviene sottoporre l’atleta ad un controllo isocinetico specifico o ad un’analisi con pedana piezoelettrica.

Se invece i dati si discostano di poco, si può cercare di progettare un programma di “compenso”, facendo ulteriori test per trovare la vera causa di quest’asimmetria.

a) differenza di forza – misurazioni circonferenze coscia (tre misure ogni 10 cm. dalla rotula)

- valutazione alla pressa in spinta monopodalica

- valutazione leg-extension monopodalica

- valutazione leg-curl o standing leg curling

b) differenza di mobilità articolare:

- test della mobilità coxo-femorale ( articolazione dell’anca )

- test della mobilità del ginocchio

- test della mobilità dell’articolazione tibio-tarsica

c) differenza di elasticità muscolare:

- test dell’elasticità’ muscolare estensori e flessori (traumi precedenti ?)

d) differenza di carico:

- test di stabilometria alle due bilance

Elaborazione di un programma di “compenso”

In base ai dati emersi da questa serie di osservazioni si potrà progettare un programma di “compenso”, che risulterà molto importante sia per prevenire eventuali traumi all’apparato locomotore sia per migliorare il rendimento sportivo (performance). Per indicazioni più approfondite si rimanda al lavoro pubblicato sempre su questo sito:

“ Pattinare: analisi biomeccanica e stabilometrica per ottimizzare le prestazioni del pattinatore”

Fasi di rilevazione del carico podalico durante la preparazione di Simone Bellia

Campione mondiale junior (Suzhou – Cina)

Calcolo pratico delle percentuali:

mi permetto di dare delle indicazioni per velocizzare le operazioni di calcolo:

Calcolo del Gap percentuale:

dopo aver fatto le varie rilevazioni, si calcolano i gap percentuali per procedere alle valutazioni ed evidenziare i range dei risultati di ogni atleta. Di seguito è riportata la modalità che mi sembra più semplice per calcolare il valore di riferimento.

Gap % =  (differenza fra le due prove (arto dx e sx) : valore pi alto) x 100

Esempio pratico: se ho raggiunto nella prova di salto verso avanti con il dx 205 e con il sx 195 farò:

gap%=[( 205 – 195) : 205 ] x 100 =  (10 : 205)  x 100 = 0,0487 x 100 =  4,87 %

Opzioni di valutazione :

a)   Quando le asimmetrie di spinta sono alterne rispetto alle prove, il risultato è ininfluente.

Consiglio di ripetere le prove dopo due mesi.

b)   Quando l’asimmetria di spinta si presenta costantemente nelle prove,  in modo significativo, ma sotto il limite stabilito, si può attivare un  programma di compenso blando.

c)   Quando l’asimmetria di spinta è costante e oltre il limite di normalità, già definito, si deve attuare un programma di compenso, che prevede una verifica dopo due mesi, per valutare i risultati dei compensi.

Conclusioni

Molto spesso ci troviamo ad affrontare nella nostra quotidiana attività di fisioterapisti dei casi di atleti che hanno avuto degli incidenti muscolari di varia natura e gravità.  Ci sentiamo disorientati nel vedere questi atleti che presentano delle masse muscolari importanti e poi quando invece cominciamo ad effettuare i test funzionali, ci accorgiamo che spesso hanno una mobilità articolare limitata sia generale che segmentaria, sono portatori di limitazioni funzionali per traumi mal curati e spesso hanno delle asimmetrie muscolari. Queste asimmetrie nel pattinaggio sono asintomatiche fino a quando, per motivi come l’aumento di carico allenante, il cambio d’attrezzo, percorsi difficili, metodiche d’allenamento più “aggressive”, si scatena il “problema”.

In ogni caso, anche se siamo stati fortunati e queste asimmetrie non hanno dato nessun sintomo, sicuramente, incidono in maniera negativa sul risultato sportivo, con un rendimento al di sotto delle possibilità reali.

Da questo primo lavoro di ricerca si è evidenziato una notevole incidenza dell’asimmetria di spinta fra i due arti, che spesso incide in modo determinante come origine di traumi muscolari ed articolari e sulla performance, spesso legate a dimorfismi del piede.

Di seguito viene presentato la parte applicativa di questo lavoro:

Mi auspico che questo lavoro sia d’aiuto a coloro che si occupano di pattinaggio a rotelle corsa, anche se sono convinto, che questo metodo d’osservazione possa essere importante per tutte le attività sportive, viste le elevate sollecitazioni a cui viene sottoposto l’organismo dell’atleta nello sport moderno

 

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